La
manutenzione periodica delle caldaie, oltre che fondamentale
per la sicurezza, è obbligatoria. Una volta all’anno
infatti, anche se le caldaie sono robuste e la combustione
del metano non produce residui corrosivi, sono da controllare.
Devono passare l’esame, oltre all’apparecchio
nel suo complesso, la ventilazione e il sistema di scarico
dei fumi.
Una volta all’anno,
come prescrive il D.P.R. n. 412 del 1993, va effettuata
la manutenzione per gli impianti di riscaldamento autonomi
con caldaia. Questi riguarderanno tra l’altro
la pulizia del bruciatore e dello scambiatore di regolazione,
sicurezza e controllo; la verifica della corretta ventilazione
del locale in cui è installata la caldaia e la
verifica dell’efficienza dello scarico dei fumi.
Ogni due anni invece
è necessario far effettuare l’analisi dei
prodotti della combustione per determinare il rendimento
della caldaia, i cui valori minimi sono indicati dalla
legge. I risultati di questa analisi saranno registrati
dal tecnico sul “libretto di impianto”,
libretto che deve essere conservato da chi occupa l’alloggio
per dimostrare l’avvenuta manutenzione nel caso
di controlli da parte delle Amministrazioni Locali.
Periodicamente,
anche se non sono obbligatori, vanno effettuati controlli
su scaldabagni, cucine e stufe per tenerne sotto controllo
il buon funzionamento e di conseguenza la sicurezza.
Il metano, gas inodore,
viene odorizzato artificialmente in modo che se ne possa
avvertire immediatamente l’eventuale presenza.
In commercio esistono degli apparecchi appositi, chiamati
rivelatori o segnalatori che segnalano la presenza del
gas con allarmi acustici (sirene o sibili) o ottici
(luci o spie). Alcuni di questi possono anche bloccare
il flusso del gas a patto che siano collegati ad un’elettrovalvola
collocata subito dopo il contatore stesso. L’installazione
dei rivelatori non è obbligatoria ma chi lo installa
deve osservare le norme UNI-CIG sull’installazione
e l’uso degli apparecchi a gas, sulla ventilazione
dei locali e sullo scarico dei prodotti della combustione.
Il difetto di questi apparecchi è che a volte
causano fastidiosi “falsi allarmi”. L’installazione
inoltre è particolarmente delicata perché
è difficile posizionare correttamente il dispositivo
nell’ambiente. Pertanto è consigliabile
che questa operazione sia effettuata da imprese abilitate
che si impegnano a farla seguendo le norme vigenti.
I rilevatori sono da verificare periodicamente, in quanto
il sensore dopo 2-3 anni tende a non funzionare più
correttamente, pertanto deve venire sostituito. E' opportuno
che tali operazioni vengano sempre effettuate da personale
specializzato.
Cosa non si deve fare:
- --non
lasciare pentole con liquidi in ebollizione incustodite;
--per accendere la fiamma è bene avvicinare
il fiammifero o l’accendigas al fuoco a gas
prima di aprire il rubinetto del gas;
--se il bruciatore non si accende al primo tentativo,
chiudere il rubinetto e attendere qualche minuto
prima di ritentare.
Cosa non si deve fare se si sente odore di gas:
--non
azionare interruttori elettrici (luci, campanelli,
telefono …);
--non accendere fiamme e spegnere
quelle accese;
--aerare il locale creando correnti
d’aria;
--chiudere il rubinetto del contatore
del gas
A volte bastano pochi accorgimenti per evitare gravi
intossicazioni
Le intossicazioni
da monossido di carbonio (CO) sono pericolosissime,
a volte persino fatali. I maggiori responsabili di queste
emissioni tossiche, prodotte da non perfette combustioni
di composti di carbonio, sono ad esempio gli impianti
di riscaldamento autonomi, le stufe e talvolta, anche
i caminetti. Un controllo puntuale della caldaia fatto
da tecnici specializzati, una corretta installazione
degli apparecchi di combustione sommato ad un rivelatore
di gas nelle vicinanze della caldaia, il più
delle volte evita situazioni rischiose.
Il CO è
un gas incolore, inodore, insapore e non irritante,
che viene classificato come un asfissiante chimico,
la cui azione tossica è il risultato diretto
della mancanza di ossigeno nel sangue prodotta da una
certa esposizione al gas stesso. La sua tossicità
deriva dal fatto che nel momento in cui viene respirato
il gas riduce la capacità di portare ossigeno
del sangue e di conseguenza anche quella di portare
ossigeno ai tessuti. I più esposti alle intossicazioni
sono gli anemici (e in generale chi ha disfunzioni dell’emoglobina),
i sofferenti di ipossia dovuta a insufficienza respiratoria,
i sofferenti di disturbi del cuore e insufficienza vascolare
e chi ha bisogno di più ossigeno per febbre,
ipertiroidismo o gravidanza (nelle donne in attesa,
l’intossicazione è anche più pericolosa
perché non solo danneggia la madre ma anche per
il feto: il CO attraversa facilmente la barriera della
placenta e può danneggiare lo sviluppo del nascituro).
Un’esposizione
al CO non sempre si rivela fatale. Tutto dipende dai
minuti di esposizione al gas tossico ed alla sua concentrazione.
In principio, quando l’esposizione è ancora
bassa, il CO provoca disturbi all’apparenza innocui
come mal di testa, nausea e sonnolenza. E’ importantissimo
quindi non sottovalutare questa sintomatologia perché
man mano che i minuti di esposizione aumentano i sintomi
si fanno più gravi passando dal vomito al collasso
fino ad arrivare al coma e successivamente anche alla
morte. E’ quindi durante le ore notturne, nel
momento del sonno, che un’eventuale emissione
tossica può rivelarsi letale. Ed è proprio
durante queste ore che un rivelatore di gas può
salvarci la vita.